Origine


Kanbun Uechi (1877-1948), fondatore del Karate Uechi-ryū.
Autore: sconosciuto.
Licenza Creative Commons CC0 1.0 (pubblico dominio), https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/deed.it. *
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Uechi_kanbun.jpg. *

(* Vedi nota a piè di pagina)

Lo Uechi Ryu Karate-do è il ponte tra il Kung Fu del tempio e il Karate moderno. È un’arte che non cerca la vittoria in un torneo sportivo, ma la tempra del carattere attraverso la disciplina del corpo. Kanbun Uechi, il suo fondatore, ci ha lasciato un’eredità fatta di umiltà e resilienza, reagendo alle avversità e adattandosi alle difficoltà, dimostrando che la vera forza non ha bisogno di essere gridata.

La storia dello Uechi Ryu inizia tra le campagne di Okinawa e i templi della Cina imperiale. È una storia di fuga, dedizione ossessiva e un ritorno silenzioso che ha cambiato per sempre le arti marziali.


La fuga in Cina

Kanbun Uechi nacque il 5 maggio del 1877 a Motobu, cittadina della prefettura di Okinawa, da una famiglia di agricoltori con radici samurai.
All’epoca, a Okinawa, annessa al Giappone nel 1879, vigeva l’obbligo di leva militare. Non avendo però intenzione di servire nell’esercito giapponese, idea inaccettabile per un ryukyuano del tempo, nel 1897, a 20 anni, Kanbun fuggì in Cina, approdando a Fuzhou, nella provincia del Fujian, meta principe degli stili di combattimento del sud.


L’incontro con Shushiwa

Dopo un difficile inizio presso un’altra scuola, Kanbun incontrò l’uomo che avrebbe dato forma alla sua vita, Shushiwa, o Shū Shiwa, conosciuto in Cina come Zhou Zihe. Per un difetto di pronuncia, Kanbun lo chiamava in realtà Shushabu, nome col quale è rimasto noto fino a tempi recenti.
Spesso descritto come un monaco o un eremita, in realtà era un personaggio poliedrico: un maestro di Pangainoon (letteralmente “metà duro, metà morbido”), un esperto di medicina tradizionale e un abile calligrafo.


Shushiwa (1878-1926), maestro di Kanbun Uechi.
Autore: sconosciuto.
Immagine nel pubblico dominio (foto antecedente il 1957).
Fonte: https://uechi-ryu.com/and-he-vowed-never-to-teach-again/. *

Non era un insegnante facile. Si narra che Kanbun dovette servirlo per tre anni curando il suo giardino, eseguendo compiti umili e studiando solo i fondamentali del corpo e del respiro, prima di ricevere i primi veri insegnamenti.

Il legame tra i due, però, divenne nel tempo profondissimo. Shushiwa gli insegnò che la forza non viene dai muscoli rigidi, ma dalla capacità di alternare tensione e rilassamento, e gli trasmise quelli che sarebbero divenuti i tre pilastri fondamentali dello Uechi Ryu, i primi tre kata del Pangainoon: Sanchin, Seisan, Sanseiryu.

Sotto la guida di Shushiwa, Kanbun non imparò solo a combattere, ma apprese l’uso delle erbe medicinali e, soprattutto, la filosofia della non-aggressione. Dopo dieci anni di studio, ricevette il certificato di maestria, onore rarissimo per uno straniero, e aprì la sua scuola a Nanshan.


La trinità del Fujian: la Tigre, la Gru, il Drago

Nello stile trasmesso da Shushiwa a Kanbun Uechi, queste tre figure non sono solo simboli, ma rappresentano tre modi diversi di combattere e di gestire l’energia:

– la Tigre, l’aspetto più duro, rappresenta la forza esplosiva, la potenza muscolare, l’aggressività. Si manifesta nei colpi con le dita (artigli) e nel condizionamento fisico estremo;

– la Gru, l’aspetto morbido, rappresenta l’equilibrio, la rapidità dei riflessi e i colpi di precisione;

– il Drago, l’elemento che lega tutto, rappresenta la forza interna (Qi), la flessibilità della colonna vertebrale, la capacità di cambiare direzione velocemente e di essere imprevedibili, il controllo del respiro e, soprattutto, l’intenzione, l’atteggiamento mentale.


Il dramma, il rientro a Okinawa, il silenzio

Un tragico evento, però, cambiò tutto: durante una disputa per l’irrigazione dei campi, un suo allievo uccise un uomo. Sentendosi moralmente responsabile, dopo soli tre anni Kanbun chiuse la scuola e giurò di non insegnare mai più.

Nel 1909 tornò a Okinawa, a Naha, e il 10 maggio del 1910 si sposò con Gozei Toyama dalla quale, nel 1911, ebbe il primo figlio, Kanei, che avrebbe in seguito continuato l’opera del padre nelle arti marziali. Ne seguirono altri tre, un maschio, Kansai, e due femmine, Tsuru e Kamai.

A Okinawa riprese a fare il contadino e, per anni, nessuno nel suo villaggio sospettò che quel calmo agricoltore fosse uno dei maggiori esperti viventi di arti marziali.


Il segreto svelato

Tra le tante versioni sul suo ritorno pubblico alle arti marziali, la più accreditata fu narrata direttamente dal figlio Kanei e confermata dal suo primo allievo, Ryuyu Tomoyose.

Nel 1912, si stabilì a Okinawa Wu Xiangui, mercante cinese di tè e allievo di Kanbun in Cina. Qui sposò Makato Yoshikawa, da cui prese il nome Yoshikawa Kenki, ma è comunemente conosciuto come Go Kenki, maestro di Kung Fu della Gru Bianca e figura chiave nello sviluppo del karate di Okinawa. Avendolo conosciuto e sapendo dei suoi trascorsi, pregò invano Kanbun di riprendere l’insegnamento.

Un giorno, Go Kenki fu coinvolto in una rissa con un maestro di Karate di Naha, in cui prevalse. Altri maestri lo sfidarono, ma nessuno riuscì a batterlo. In molti, allora, gli chiesero di insegnare loro il suo stile. Al che, egli rispose che a Okinawa viveva un grande esperto di Karate che era stato suo maestro in Cina, Kanbun Uechi per l’appunto.
Diffusasi la voce, Kanbun Uechi ricevette insistenti richieste di insegnamento, ma lui negò di essere un maestro di Karate.

Ogni anno, il dipartimento di polizia di Motobu organizzava una manifestazione in cui le diverse scuole di Karate si esibivano in pubblico.
Approfittando dell’occasione, gli altri maestri chiesero al chōchō di Motobu (il corrispondente del nostro sindaco, per piccole cittadine) di invitarlo a esibirsi. Kanbun non poté esimersi e salì sul palco, esibendosi in un kata Seisan veloce e potente. Si narra che, finita la sua dimostrazione, gli altri maestri abbiano rinunciato a esibirsi!


La ripresa dell’insegnamento

A causa della difficile situazione economica di Okinawa, nel 1924, a 47 anni, Kanbun si trasferì a Wakayama, in Giappone, vicino a Osaka, dove trovò lavoro in una filanda di cotone.

Qui incontrò un giovane altro ryukyuano, Ryuyu Tomoyose, che, a conoscenza delle sue capacità nel Karate e dopo averlo inizialmente persuaso a mostrargli come difendersi da vari tipi di aggressioni, lo convinse a impartirgli lezioni private, con la promessa che non ne avrebbe parlato con nessuno.

Due anni dopo, Tomoyose gli chiese di tornare a insegnare in una vera scuola in quanto, se non lo avesse fatto, la sua arte sarebbe andata perduta. Riunì, quindi, una trentina di altri potenziali studenti, che accettarono di pagare eventualmente 5 yen al mese.

Con uno stipendio di soli 15 yen al mese, Kanbun accettò di riprendere l’insegnamento, all’inizio utilizzando le stanze del dormitorio aziendale. Successivamente, nel 1932 a Tebira, nella prefettura di Wakayama, aprì il “Pangainoon Ryū Karate-jutsu Kenkyu-jo”.


Membri del Pangainoon Ryū Karate-jutsu Kenkyu-jo presso il dōjō di Wakayama, Giappone (Capodanno 1936). Al centro, Kanbun Uechi.
Autore: sconosciuto.
Immagine nel pubblico dominio (foto antecedente il 1957).
Fonte: https://luchadoresclandestinos.blogspot.com/2020/09/cronologia-del-estilo-uechi-ryu.html. *


Tebira Dojo, anno 1936. Nel Kanji si legge: Pangainoon Ryu Kenkyujo sensei Uechi Kanbun.
Autore: sconosciuto.
Immagine nel pubblico dominio (foto antecedente il 1957).
Fonte: https://luchadoresclandestinos.blogspot.com/2021/01/kanbun-uechi-1877-1948.html. *


Il definitivo ritorno a Okinawa

Kanbun Uechi continuò a insegnare fino al 1946. Nel mese di novembre di quello stesso anno, cedette la sua scuola a Ryuyu Tomoyose e tornò a Okinawa, dove si stabilì sull’isola di Iejima.
Morì di nefropatia il 25 novembre del 1948.


L’eredità di Kanbun Uechi: la nascita dello Uechi Ryu Karate-do

Kanei Uechi, figlio di Kanbun, iniziò a studiare arti marziali nel 1930 in Giappone, sotto la guida del padre. In seguito, dopo aver insegnato per due anni a Osaka, fece ritorno a Okinawa, stabilendosi a Nago. Saputo del suo rientro, Ryuko Tomoyose, figlio di Ryuyu, lo rintracciò e lo convinse a insegnare in un dojo di Futenma. Kanei fu, quindi, il primo maestro di Pangainoon che insegnò a Okinawa.

Alla morte del padre e in suo onore, nel 1948 lo stile venne ufficialmente rinominato Uechi Ryu.
Con l’aiuto dei suoi allievi più anziani, Kanei formalizzò lo stile, apportandovi profonde modifiche, ivi compresa l’aggiunta di cinque nuovi kata “ponte”: Kanshiwa (composto dai kanji “Kan”, in onore di Kanbun Uechi, “Shi” e “Wa”, in onore di Shushiwa), Kanshu (composto dai kanji “Kan” e “Shu”, in onore sempre di Shushiwa) e Seichin, tra Sanchin e Seisan; Seiryu e Kanchin (formato dai kanji “Kan” e “Chin”, che significa battaglia, contiene molte delle tecniche preferite da Kanbun e fu codificato dal figlio per preservarne la memoria), tra Seisan e Sanseiryu; nonché l’inserimento di esercizi supplementari.

Kanei viaggiò molto, diffondendo lo stile in Occidente, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, e consolidando lo Uechi Ryu come uno dei principali stili di Okinawa. Guidò anche una spedizione in Cina per ripercorrere la vita del padre e approfondire le origini dello stile.
Si spense il 21 febbraio del 1991, all’età di 79 anni.

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